Uno dei momenti migliori dell'anno per visitare la città di Caltanissetta è senz'altro durante la settimana santa, quando, tra la cittadinanza festante, si svolgono riti e processioni dal sapore antico La Domenica delle Palme di Caltanissetta è caratterizzata da due momenti significativi.
La mattina la piazza Garibaldi, davanti alla cattedrale, è luogo di un vivace mercato-esposizione di palme gialle intrecciate, simbolo di pace purezza e castità, che vengono in seguito benedette durante la Messa rievocando, così, l'Entrata di Gesù a Gerusalemme.
La sera al calar del sole si svolge il primo atto della famosa settimana santa nissena: l'arrivo del Nazareno su una barca ricoperta di fiori. La 'vara' del Cristo è decorata dai contadini, l'unico ceto rimasto fuori dalla 'Real Maestranza' e dalle Vare, che in questo modo testimoniano la loro fede e la loro vicinanza al mistero della Passione.
La processione inizia intorno alle 18.00 e si svolge attraverso le vie del centro storico fino alla chiesa di Sant'Agata, dove la Barca, sganciata dal suo traino, viene portata a spalla dai fedeli lungo la suggestiva scalinata fino all' interno della chiesa. Dopo la Messa, l'uscita del Cristo viene salutata dalla musica della banda e da festosi fuochi d'artificio.

 

  La ScinnenzaIl martedì santo, ma il giorno può essere soggetto a variazioni, si tiene la Scinnenza, . La rappresentazione degli ultimi momenti della vita del Cristo si svolge in uno scenario suggestivo al calar della sera ad opera di attori professionisti. Particolare cura, inoltre, è attribuita ai costumi ed alla regia.

 

  Il mercoledì santo - La Real Maestranza
Il corteo della Real Maestranza, che si svolge ogni anno il mercoledì santo, è una magnifica unione di fede, identità civica e senso di appartenenza alla comunità. Il titolo di 'Reale' venne concesso nel 1806 dal re Ferdinando IV di Borbone impressionato dall'imponenza e dalla maestosità della sfilata. Il protagonista della manifestazione è il capitano eletto ogni anno tra i vari rappresentanti delle categorie artigiane, egli si veste secondo la tradizione settecentesca: marsina e feluca con piuma nera e coccarda tricolore, frangia d'oro alla cintura e spadino con l'elsa dorata.“Oltre al Capitano che viene scelto dalla categoria in carica nell’anno, la categoria capitanale elegge uno Scudiero (che dovrebbe essere il successivo capitano della categoria) tiene in una mano uno scudo con sopra disegnato lo stemma della città e nell’altra mano una lancia storicamente rappresenta il difensore del capitano. Oltre allo scudiere viene eletto l’Alfiere Maggiore che apre la processione scortato da quattro tamburi imperiali ai lati, deve essere uno dei giovani componenti della categoria e dovrebbe essere alto e impostato. Porta un gonfalone dove ci sono  rappresentati i 10 santi protettori delle 10 categorie con centro lo stemma della città. Il Capitano lo scudiero e l’alfiere maggiore sono le cariche più  importati, inoltre ogni categoria ogni anno elegge il suo Alabardiere (che dovrebbe essere il più giovani della Categoria) che porta un’alabarda in segno di difesa, e il Portabandiera che porta la bandiera della categoria dove ci  sono rappresentate l’effige del Santo Protettore”
 La mattina del mercoledì Santo, i rappresentanti delle dieci corporazioni della città (calzolai-pellettieri - tappezzieri, fabbri, panificatori, idraulici, barbieri, pittori-decoratori, muratori, falegnami-ebanisti, carpentieri-ferraioli, marmisti) in abito nero accompagnano in corteo il capitano dalla sua casa fino al Comune dove il Sindaco gli consegna le chiavi della città.
Il corteo, quindi, si dirige verso la biblioteca Scarabelli da dove parte, intorno alle 11.15, la solenne processione penitenziale. Tutti i membri della processione indossano calze di seta, guanti e cravatta neri e il capitano porta in braccio un grande crocifisso velato di nero.La processione arriva in Cattedrale dove il capitano, che si era fatto carico della colpa e del peccato di tutti, riceve il perdono e annuncia la liberazione dell'uomo dal peccato e a questo punto le calza, la cravatta ed i guanti vengono sostituiti da quelli bianchi. Dopo la purificazione dal peccato, la processione lascia festante la Cattedrale accompagnata dalla banda musicale

 

  Il Mercoledì Santo - le VariceddreLa sfilata delle 'variceddre', o piccoli gruppi sacri, si svolge la sera del Mercoledì Santo lungo le vie del centro storico. Delle 19 'variceddre', 16 rappresentano in miniatura le vare del Giovedì Santo mentre tre ('Gesù incontra sua madre', 'Gesù spogliato delle vesti' ed infine 'Gesù inchiodato sulla croce') costituiscono delle aggiunte. I piccoli gruppi sacri e furono realizzati a partire dai primi del '900 dall'artista nisseno Salvatore Capizzi e dagli scultori Emma di San Cataldo. Particolare importanza riveste la variceddra della 'Desolata', che testimonia come la Vara dell'Addolorata era prima dell'incendio che la distrusse in parte.

Di seguito l'elenco delle 19 Variceddre:

- La Cena (S. Capizzi, 1958)
- L'Orazione nell'orto (S. Capizzi, 1952)
- La Cattura (S. Emma, 1939)
- Il Sinedrio (S. Capizzi, 1947)
- La Flagellazione (S. Emma, 1954)
- Ecce Homo (S. Capizzi, 1933)
- La Condanna (G. Emma, 1950)
- La Prima caduta (S. Emma, 1924)
- Gesù incontra la madre (G. Emma, 1987)
- Il Cireneo (S. Emma, 1924)
- La Veronica (S. Capizzi, 1940)
- Gesù viene spogliato della sue vesti (S. Capizzi, 1955)
- Gesù inchiodato sulla croce (fratelli Emma, 1995)
- Il Calvario (S. Emma, 1924)
- La Deposizione (S. Capizzi, 1965)
- La Pietà (S. Emma, 1924)
- La Traslazione (S.Capizzi, 1954)
- La Sacra Urna (S. Capizzi, 1948)
- La Desolata (S. Capizzi, 1934)

 

  Il Giovedì Santo - Le Vare
I festeggiamenti legati alla Pasqua a Caltanissetta raggiungono il loro apice il Giovedì Santo quando, al calar delle tenebre, si svolge la processione delle 'Vare', i grandi gruppi sacri che, accompagnati da 16 bande musicali, attraversano le strade del centro storico.

Le 'vare' o misteri sono 16 e rappresentano scene evangeliche della Passione di Cristo o stazioni della Via Crucis, esse furono realizzate a partire dalla fine dell'800 in gesso, legno e cartapesta dagli scultori napoletani Biangardi e dai loro discepoli.

Ciascun gruppo appartiene ad una corporazione che durante la mattina del Giovedì Santo lo arricchisce con suggestive decorazioni floreali.

La processione, che inizia intorno alle 20.00 quando tutti i gruppi si trovano in Piazza Garibaldi, si svolge lungo le vie del centro storico fino a notte inoltrata, quando cioè i gruppi sacri si ritrovano nuovamente in Piazza per dare poi l'ultima emozione ai fedeli cittadini con la "Spartenza", la separazione delle "vare" che si allontanano per le vie della Città scomparendo nel silenzio che accompagna i devoti al lutto del Venerdì Santo.
 Di seguito in questa ed in altre pagine del sito una breve descrizione di ogni singolo gruppo sacro:

 

Ultima Cena La Cena
Realizzata nel 1885 su richiesta della corporazione dei fornai e panificatori ad opera degli scultori napoletani Francesco e Vincenzo Biangardi, è la Vara che apre la processione del giovedì santo.  La disposizione dei 13 personaggi e la composizione della scena ricorda profondamente il capolavoro di Leonardo da Vinci a cui i Biangardi si ispirarono.
Questo gruppo sacro è considerato uno tra i più importanti dal punto di vista artistico ed è anche il più pesante.
Assoluti protagonisti del gruppo sono i sentimenti: la serena rassegnazione del Cristo davanti all'imminente tradimento e lo stupore degli apostoli per le Sue parole.
Oggi la "vara" è affidata ai panificatori.

 

                                   L'oraziL'orazione all'ortoone nell'orto
La seconda vara, realizzata nel 1884, venne commissionata ai Biangardi dal ceto dei mugnai e dei pastai. La Vara racconta un momento successivo alla Cena, quando il Cristo, da solo in preghiera nell'orto degli olivi, mostra la commovente umanità che lo avvicina a tutti i credenti: rivolgendosi in preghiera al Padre egli mostra la sua paura davanti al martirio che dovrà affrontare per il bene dell'umanità. Dalla preghiera però giunge il conforto, l'angelo inviatogli dal Padre porge il Calice e indica la volontà di Dio. Oggi il gruppo sacro è affidato al ceto dei mugnai e panettieri.

 

                                                 La CatturaLa cattura di Gesù
La terza vara rappresenta il momento del tradimento. Giuda, accompagnato da due (soldati) Romani e da un giudeo pronti a bloccare un'eventuale fuga del Cristo, si sta avvicinando per dare il fatidico bacio, e a lui Gesù mostra un commovente sguardo carico di dignità e di dolore represso. Anche questo gruppo sacro fu realizzato dai due scultori napoletani nel 1884 su commissione del ceto degli ortolani e verdurai, oggi appartiene però al ceto dei falegnami ed ebanisti.

 

                                                 Il Sinedrio
Venne realizzata dai Biangardi per volontà degli zolfatai della miniera Testasecca nel 1886. Originariamente molto grande (5,20 x 3 m) e piena di particolari, essa si ispirava ad un dipinto,"Il crocifisso di Caiphas", custodito anticamente nella chiesa di Santa Maria degli Angeli ma ormai scomparso. La vara, oggi ridotta sia nelle misure che nel numero dei personaggi è comunque una delle più ricche di particolari. La scena rappresentata si è spostata nell'antico tribunale, dove principi, scribi ed anziani appartenenti alle tribù d' Israele decidono la sorte del Cristo. Colpisce, anche in questa vara, il gioco di sguardi: da un lato Gesù sublime e dimesso, dall'altro l'orgoglioso sommo sacerdote Caiphas. Il gruppo sacro, restaurato nel 2007, appartiene oggi all'Amministrazione comunale.

 

                                                 La Flagellazione

La realizzazione di questo gruppo sacro, commissionato dagli zolfatai della miniera di Gessolungo a cui ancora oggi appartiene, fu piuttosto lunga. Esso fu infatti iniziato nel 1888 dai Biangardi, ma fu terminato solo nel 1909 ad opera dei discepoli dei due scultori napoletani.

La vara rappresenta il momento in cui Ponzio Pilato consegna Gesù ai flagellatori, per accontentare il popolo che vuole vedere sangue e dolore. Il Cristo è infatti rappresentato nel momento in cui, con dolorosa rassegnazione, affronta la crudele tortura ed i suoi rabbiosi e satanici aguzzini.

 

                                                Ecce Home
  Gesù è sottoposto, in questa vara, al crudele giudizio del popolo che potrebbe liberarlo dalla condanna, ma che, invece, gli preferisce il ladrone Barabba. Il Salvatore, vestito da re come ulteriore umiliazione, si trova dietro una balaustra sorvegliato da un soldato romano e ai suoi piedi si trova la folla, priva di pietà o commiserazione, che brama la Sua condanna. La vara fu commissionata dal ceto dei fruttivendoli e sensali d'olio e frutta e fu realizzata nel 1892 da Francesco Biangardi. Restaurata nel 1986, è oggi custodita dal ceto dei Commissionari Ortofrutticoli.

 

LA  condanna di Gesù

Costruita da Francesco Biangardi nel 1902 su commissione dell'Amministrazione della Miniera Trabonella, fu restaurata nel 1933, nel 1947 e nel 1951. Il gruppo sacro raffigura Cristo sanguinante, legato come un assassino e custodito dai soldati davanti Ponzio Pilato. Quest'ultimo è raffigurato nel atto di lavare le sue mani come segno della sua convinzione sull'innocenza di Gesù. Oggi la vara è affidata al ceto "Unione Titolari Tipografi". 

 

 La prima caduta 


  Fu fatta realizzare per volere della confraternita di Santa Lucia nel 1886 dai Biangardi. Protagonisti di questo gruppo sacro sono tre personaggi. Il Cristo, caduto sotto il peso della croce, è costretto a rialzarsi dalla minacciosa lancia di un soldato. Ai due si aggiunge un ebreo che con una fune aiuta Gesù a rialzare la croce. Attualmente la vara appartiene ai "Marmisti".

 

 Il Cireneo

La vara, commissionata dal ceto dei "Gessai", cui ancora appartiene, fu realizzata da Francesco e Vincenzo Biangardi nel 1886. Essa rappresenta il gesto del contadino Simone di Cirene che cerca di aiutare Gesù a portare la pesantissima croce.Il Cristo sollevato per un instante dal pesante fardello sembra quasi benedirlo. Contrasta con questo gesto di pietà l'atteggiamento arrogante del soldato romano e dell'uomo con la sferza.

 

                                                                     La Veronica


Questo "mistero" è stato il primo a essere realizzato dai Biangardi, su commissione degli zolfatai della miniera di Gessolungo, nel 1883. Si tratta del momento in cui una donna, detta la Veronica, vedendo le sofferenze di Gesù, gli asciuga il volto madido di sangue. Nel piccolo velo utilizzato rimase impressa l'immagine del Cristo. Oggi il gruppo è affidato alle cure della "Sacra Lega di San Michele

 

Il Crocifisso



Venne commissionata dal ceto dei macellai, a cui ancora oggi appartiene, e realizzata nel 1891 da Francesco Biangardi. Vi è riprodotta la scena della morte nel momento in cui Gesù pronuncia le famose parole "Eli, Elì, lemà sabactàni" ('Mio Dio, mio Dio perché mi hai abbandonato'). Ai piedi della croce la Madonna, trasfigurata dal dolore, viene consolata da Maria di Cleofe mentre Maria Maddalena abbraccia la Croce. A lato a quest'ultima si trova il discepolo preferito dal Cristo: Giovanni.

 

                                           La deposizione



Questo "affollato" gruppo sacro, venne commissionato ai Biangardi dagli zolfatai della miniera Tumminelli nel 1885. La scena è tratta dall'omonima opera del fiammingo Rubens. Questa vara è considerata una tra le più belle per il realismo dei colori e le linee morbide delle sculture. I volti dei numerosi personaggi esprimono dolcezza e attenzione nel sorreggere il corpo di Gesù.

 

                                            La pietà



Commissionata ai fratelli Biangardi, nel 1888, dalla classe borghese e oggi proprietà della Banca di Credito Cooperativo "San Michele", la Pietà è fra i gruppi sacri, la più infelice e malinconica, per la scena dolente che rappresenta. Protagonista indiscusso, il corpo martirizzato di Cristo fra le braccia afflitte della Madre addolorata, dal volto pallido e dallo sguardo perso nel vuoto per la perdita del figlio amato. A onorare il corpo esamine del Cristo anche Maria Maddalena inginocchiata ai piedi del Redentore e il prediletto discepolo Giovanni, incredulo e turbato per l'immane dolore
 

                                                 La Traslazione

Alla commovente scena della Pietà segue la Vara della Traslazione con i suoi sei personaggi, intenti a preparare il corpo del Cristo per la sepoltura. L'opera è stata realizzata da Artisti napoletani per i Maestri muratori che la commissionarono nel 1853, sulla scia dell'opera di Guido Reni. Giovanni, Giuseppe di Arimatea e Nicodemo, in primo piano, sorreggono Gesù, circondati dalle pie donne, Marta e Maria Maddalena e ancora la Vergine Madre con gli occhi piangenti rivolti al cielo, come a cercare conforto dal Padre Eterno.

 

                                          L'urna



Realizzata nel 1892 da Francesco Biangardi è un capolavoro di intarsi d'oro e cristalli di boemia. L'urna custodisce il corpo esanime di Gesù, disteso su un letto di velluto e coperto da un leggerissimo velo. Il coperchio, anch'esso in cristallo, è sovrastato da un angelo glorioso che porta su un nastro la profezia di Isaia "Erit sepulchrum eius gloriosum" (sarà il suo sepolcro glorioso). Oggi questa opera d'arte si può ammirare all'interno della Cattedrale

 

 L'Addolorata


Realizzata anch'essa dai Biangardi nel 1896, cambiò interamente dopo un incendio che la distrusse quasi completamente nel 1905. Mentre prima la Madonna afflitta era consolata da un angelo ed era attorniata da vari simboli che ricordano la Passione la sindone, l'asta di Longino etc) adesso vi è la Madonna sola, desolata, annientata da un sordo dolore per la perdita del Figlio. Questa vara, che esprime una tristezza straziante, è quella che chiude la processione del giovedì Santo.

 

                                       Il Venerdì Santo - Il Cristo Nero

Il 'Signore della Città', uno dei simulacri più antichi della città, è stato il protettore di Caltanissetta fino al 1625 quando San Michele ne prese il posto dopo aver salvato la città dalla peste.
Il Venerdì Santo al tramonto il crocifisso lascia il suo santuario, presso la chiesa del Signore della Città, e viene portato a spalla e a piedi scalzi in processione lungo le vie del centro storico dai 'fogliamari' (raccoglitori di verdure selvatiche). La processione, una delle più sentite da tutta la comunità nissena, si snoda per le vie del centro in un commovente silenzio interrotto soltanto dalle struggenti 'ladate' (lamentazioni bibliche in dialetto siciliano) dei portatori Rinvenuto nel 1625, all'interno di una grotta illuminata da due candele, il Cristo Nero,  oggi e' al centro delle celebrazioni;

 

 La Domenica di Pasqua
Sin dagli anni '70 in città il giorno di Pasqua si svolge la 'Processione della Resurrezione'.
La real maestranza, con i guanti e la cravatta bianchi in segno di festa, guidata dal Capitano si dirige in corteo verso la sede del vescovado dove attende l'uscita del Vescovo.
Dopo aver passato in rassegna le maestranze, il Capitano ed il Vescovo danno inizio alla Processione che si conclude in Cattedrale con la benedizione della cittadinanza e la riconsegna al Sindaco delle chiavi della città.